Benvenuti  nel mio salotto, dove davanti a una tazza di tè si possono scoprire particolari nascosti nelle opere d’arte, nei musei, nei miti….Oggi sono qui a parlarvi di un museo poco conosciuto anche se si trova in centro a Roma, accanto a piazza Navona, affacciato su piazza S.Apollinare da dove, nel 1983, scomparve misteriosamente Emanuela Orlandi e nella cui chiesa era sepolto Renatino De Pedis, membro della famigerata banda della Magliana. Perché ho scelto questo museo?

Perché troveremo tanti riferimenti all’Amore e al matrimonio e perché una ricca collezione archeologica ha trovato “casa” in un bellissimo edificio rinascimentale, Palazzo Altemps, ricreando così l’atmosfera del tempo. Immergiamoci allora in questa magica atmosfera…ah il tè! Suggerirei per questa visita quello al gelsomino, profumato ma intenso. Perché è la sensazione che proveremo.

Entriamo allora, seguitemi…

Ah scusate guardiamolo un momento prima di entrare: notiamo che è un palazzo solido, armonioso, a due piani con una bellissima altana, un esempio di torre-belvedere, la prima nel suo genere.

Le origini

Chi fa costruire il palazzo alla metà del ‘400 è Girolamo Riario, nipote di Papa Sisto IV, lo stesso che fece costruire la cappella più famosa del mondo dal quale prende il nome…mica uno zio qualsiasi!  

Nel secolo successivo il palazzo viene acquistato dal Cardinal Marco Sittico Altemps, originario del Tirolo (il nome viene dall’alta valle dell’Emps) il cui stemma, non a caso, è uno stambecco, che ritroviamo un po’ dappertutto: sul camino, sopra le finestre, le porte, etc.

Entriamo nel cortile, elegante e sobrio, a due piani di arcate con statue antiche e saliamo lungo la scala…sembra quasi di sentire il fruscio degli abiti delle nobildonne che ammirano le statue più pregiate nelle nicchie. 

 

Il primo piano: le sale di rappresentanza

Con un po’ di fiatone eccoci al primo piano, alle sale di rappresentanza e nella prima che incontriamo, troviamo Ares, il dio della guerra, scolpito in questo caso a riposo. Questa statua antica fu restaurata da Gian Lorenzo Bernini, il grande artista barocco e, guardate con attenzione…la spada termina con un viso che fa la linguaccia!

Passiamo ora nella sala del Trono Ludovisi, un sedile in marmo bianco cristallino del V sec.a.C. proveniente da Locri, in Magna Grecia. Sullo schienale è rappresentata Afrodite che nasce dalle onde del mare, affiancata da due ancelle, figure di rara bellezza ed eleganza. Ai lati troviamo due donne: una nuda che suona il doppio flauto e una vestita, velata, con un incensiere in mano, che rappresentano i due aspetti complementari dell’Amore.

La loggia dipinta

Dopo aver ammirato la raffinatezza del Trono Ludovisi, affacciamoci ora nella loggia dipinta, una sorta di “giardino segreto” con un pergolato dipinto, in cui si annidano fiori, frutti e bambini che giocano con animali. A completare la sensazione di pace e di frescura una fontana decorata con un mosaico di ciottoli di fiume.

Zitti un attimo! Sentite lo zampillare gioioso dell’acqua e il soffio leggero del “ponentino” al tramonto? Che meraviglia!

Il Galata suicida

Vi siete riposati? Forza, andiamo ora a vedere la sala delle Feste, dove su una parete campeggia un enorme camino fatto di lastre di diversi marmi pregiati, coronati dal ritratto del cardinal Marco Sittico Altemps.

Al centro della sala una delle sculture più importanti dell’antichità: il Galata suicida, realizzato per celebrare la vittoria del re di Pergamo, in Asia Minore (odierna Turchia) sulla tribù dei Galati (Galli).

La figura, alta più di due metri è imponente e dinamica: le gambe poderose, il busto in torsione, il volto espressivo, una mano tiene la spada pronto a uccidersi e l’altra che sostiene il corpo della moglie, appena uccisa, affinchè non cada schiava del nemico.

La Cappella di Sant’Aniceto

Concludiamo ora la visita entrando nella cappella che venne costruita da Giovanni Angelo Altemps nel 1603, per ospitare le spoglie di uno dei primi papi, Sant’Aniceto, eccezionalmente conservate in una dimora privata, palazzo Altemps appunto.

 

ALCUNE CURIOSITÀ:
  • La sala in cui è esposto l’Ares è soprannominata “della Piattaia”, perché su una parete è dipinto un tavolo a più ripiani su cui sono allestiti piatti, brocche, candelieri ovvero i doni per le nozze di Caterina Sforza e Girolamo Riario, il primo proprietario del palazzo. Della serie, la lista di nozze e l’esposizione dei regali non è una novità!
  • Riguardo al Trono Ludovisi, diverse sono state le interpretazioni: secondo alcuni la donna vestita potrebbe essere una sposa intenta a propiziarsi la dea dell’amore e della fertilità, mentre la donna nuda potrebbe essere legata alla prostituzione sacra, che si praticava in alcuni santuari dedicati ad Afrodite. Oppure la dea potrebbe essere Persefone, la sposa del dio dei morti che riemergerebbe sulla terra dal mondo degli Inferi. Si è pensato anche che la presenza dei quattro elementi Aria, Acqua, Terra e Fuoco simboleggi l’armonia dell’Universo. Inoltre, negli anni ’80 Federico Zeri, grande storico dell’arte ha negato l’autenticità dell’opera ipotizzando fosse stata realizzata alla fine del 1800!
  • Tra i frutti della loggia compare l’ananas, arrivato in Italia grazie alla recente scoperta dell’America.
  • Giovanni Angelo Altemps, nipote del Cardinal Marco Sittico, nasce orfano proprio nel giorno di Sant’Aniceto, perché il padre Roberto fu accusato di tradimento e decapitato. Proprio Giovanni Angelo nella decorazione pittorica della cappella modifica la storia del martirio del Santo, facendolo decapitare come il padre Roberto. Ed è proprio in questa piccola ma bellissima chiesa che si è celebrato l’unico matrimonio del giovane Gabriele D’Annunzio con Maria Hardouini, erede Altemps, nel luglio 1883. I due, osteggiati dal padre di lei, fuggirono insieme e furono costretti a sposarsi perché lei era in dolce attesa…tutto il mondo è paese! A Maria e alla loro prima notte d’amore, D’Annunzio dedicò questi versi che troviamo nella poesia “ Il peccato di maggio”: “Or così fu: pe’l bosco andavamo. Sottile/ ella era e tutta bionda; su la nuca infantile/ due ciocche avean que’caldi luccicori vermigli” . Ecco, come vedete l’Amore si può trovare ovunque: nelle statue, nelle storie, nelle stanze come succede qui a palazzo Altemps.

Se per caso vi troverete un giorno (speriamo presto) a visitare Roma non dimenticate di concludere la visita con un buon tè (ce ne sono di tantissimi tipi) nella caffetteria di palazzo Braschi, che si affaccia su piazza Navona, dove porto sempre i miei nipoti, quando vengono a trovarmi.

Ci vediamo al prossimo appuntamento!